Cybersecurity
Proteggere Microsoft 365: partire dalle identità, non solo dalle email
Il filtro della posta è importante, ma in Microsoft 365 l'accesso ai dati passa dalle identità. MFA, account privilegiati, Conditional Access e controlli periodici sono il vero perimetro.
Quando si parla di sicurezza di Microsoft 365, il primo pensiero va spesso alla posta: antispam, antiphishing, allegati pericolosi. Sono protezioni necessarie, ma intercettano solo una parte del rischio. In un ambiente cloud l'accesso a posta, file e applicazioni passa sempre da un'identità: un nome utente, le sue credenziali e i permessi che ha. Se quell'identità viene compromessa, chi la usa entra dalla porta principale.
MFA: il punto di partenza
L'autenticazione a più fattori (MFA) richiede, oltre alla password, una seconda prova: un'approvazione nell'app Microsoft Authenticator, un codice, una chiave di sicurezza. È la misura con il miglior rapporto tra impegno e protezione, e Microsoft la considera ormai un requisito di base.
Alcuni dettagli fanno la differenza:
- Tutti gli utenti, non solo alcuni. Gli account senza MFA sono quelli che un attaccante cerca per primi.
- Bloccare l'autenticazione legacy. I protocolli meno recenti, come IMAP o POP3 con autenticazione di base, non supportano l'MFA e possono essere usati per aggirarla.
- Scegliere metodi robusti. I metodi resistenti al phishing, come passkey e chiavi FIDO2, offrono una protezione maggiore dei codici inviati via SMS o chiamata.
Per gli amministratori la questione non è più facoltativa: Microsoft ha reso obbligatoria l'MFA per l'accesso al portale di Azure, all'interfaccia di amministrazione di Microsoft Entra e a quella di Intune a partire da ottobre 2024, e per l'interfaccia di amministrazione di Microsoft 365 a partire da febbraio 2025, con un'applicazione graduale.
Che cosa si può fare con ciascuna licenza
Le possibilità di controllo dipendono dalle licenze disponibili nel tenant.
| Funzionalità | Che cosa permette | Licenza richiesta |
|---|---|---|
| Security defaults | Impostazioni predefinite non personalizzabili: registrazione MFA per tutti, MFA per gli amministratori, blocco dell'autenticazione legacy. | Nessuna: disponibili in tutti i tenant. |
| Conditional Access | Regole personalizzate su chi può accedere, a cosa, da dove, con quale dispositivo e con quali verifiche. | Microsoft Entra ID P1, incluso ad esempio in Microsoft 365 Business Premium. |
| Policy basate sul rischio | Reazioni automatiche ad accessi o utenti ritenuti a rischio (ID Protection). | Microsoft Entra ID P2. |
| Privileged Identity Management | Ruoli amministrativi attivati solo quando servono, per un tempo limitato e con approvazione. | Licenze di livello superiore (Microsoft Entra ID Governance). |
Security defaults e Conditional Access sono alternativi: chi adotta il Conditional Access deve disattivare le impostazioni predefinite e sostituirle con policy equivalenti o più restrittive.
Account privilegiati
Un account con privilegi amministrativi compromesso vale molto più di un account utente. Alcune pratiche riducono il rischio in modo significativo:
- Account separati per l'amministrazione e per il lavoro quotidiano: la posta e la navigazione non si fanno con l'account amministratore.
- Ruoli minimi necessari. Pochi amministratori globali; per le altre attività esistono ruoli specifici (Exchange, SharePoint, utenti, helpdesk).
- Account di accesso di emergenza. Microsoft raccomanda almeno due account cloud-only, con un metodo di autenticazione resistente al phishing diverso da quello degli altri amministratori, esclusi dalle policy che potrebbero bloccarli e il cui utilizzo deve generare un avviso.
- Revisioni periodiche di chi ha quali ruoli, soprattutto dopo cambi di personale o di fornitori.
Conditional Access: regole, non solo MFA
Il Conditional Access valuta ogni accesso in base a segnali (utente, applicazione, posizione, stato del dispositivo, rischio) e decide se consentirlo, richiedere verifiche aggiuntive o bloccarlo. Alcune policy di uso comune:
- richiedere l'MFA a tutti gli utenti e una forma più robusta agli amministratori;
- bloccare i protocolli di autenticazione legacy;
- consentire l'accesso a determinate applicazioni solo da dispositivi gestiti e conformi;
- limitare gli accessi da paesi in cui l'azienda non opera.
Buona pratica
Le nuove policy si possono attivare prima in modalità solo report: Microsoft registra che cosa sarebbe successo senza bloccare nessuno. È il modo più sicuro per verificare l'impatto prima di applicarle.
Controllare nel tempo
Le configurazioni si degradano: arrivano nuovi utenti, si concedono eccezioni temporanee che restano, si collegano applicazioni di terze parti. Un minimo di controllo periodico comprende:
- la lettura dei log di accesso, con attenzione agli accessi falliti ripetuti e a quelli da posizioni insolite;
- la verifica degli utenti senza MFA e delle esclusioni dalle policy;
- la revisione degli account inattivi e degli account ospite;
- il controllo delle applicazioni a cui gli utenti hanno concesso accesso ai dati aziendali;
- la verifica che gli account di emergenza funzionino e non vengano usati impropriamente.
La protezione della posta resta importante. Ma un'organizzazione che controlla bene chi accede, come e con quali privilegi ha già ridotto molto la superficie che un attaccante può sfruttare.
Fonti e documentazione
- Microsoft Learn — Security defaults in Microsoft Entra ID (sito esterno, si apre in una nuova scheda)
- Microsoft Learn — Conditional Access overview (sito esterno, si apre in una nuova scheda)
- Microsoft Learn — Plan for mandatory Microsoft Entra multifactor authentication (sito esterno, si apre in una nuova scheda)
- Microsoft Learn — Manage emergency access admin accounts (sito esterno, si apre in una nuova scheda)
- Microsoft Learn — What is Privileged Identity Management? (sito esterno, si apre in una nuova scheda)